iGiganti

Ritratti di stati d’animo. Visioni di figure umane e di fantasia, raccolte per strada o nella mente.

Irriverenti, provocatorî a tratti e soprattutto mai scontati i Giganti di Vincenzo Zichella segnano l’approdo di un illustratore artisticamente maturo e completo allo sconcerto dell’ironia cartoonianamente inscenata per mezzo di possenti immagini dalle forme squadrate e di colori prevalentemente caldi. Come ogni tentativo ironico ben riuscito, i Giganti sono un gioco che sconfina nel paradosso e che si autoalimenta per mezzo del feed-back tutto positivo fra sogno e realtà.

Il sogno dell’autore che stravolge le convenzioni dell’anatomia e annulla la plasticità dei corpi giustapponendo volumi geometrici dagli angoli leggermente smussati e arrotondati; la realtà materica dell’illustrazione che, nel suo essere porosa e pixelata, non segue però mai canoni fissi, oggettivi, bensì varia dalla studiata semplicità (Il timido in cravatta) alla confusione picassiana (Te ti trucchi per evitare inganni).
C’è un mondo di storie da inventare nelle illustrazioni de i Giganti: se inizialmente si sorride per la prontezza di spirito rivelata dal segno grafico, l’immaginazione è poi inevitabilmente stimolata dalle macroscopiche trovate che l’autore mette a disposizione di chi osserva. Come faccio a guardarti negli occhi, per esempio, è un tipico gioco di equivoci: non solo gli occhi di guarda non possono, per evidente pudore, fissarsi in quelli dell’immagine femminile raffigurata, ma lei stessa, la Venere rossa, non può ricambiare lo sguardo perché gli occhi non sono nella posizione giusta.

i Giganti non sono, però, soltanto corpi stravolti, perché ogni parte del corpo – i seni tondi, gli occhi puntinati, le facce angolose – significano temperamenti e stati d’animo che vivono di vita propria: in particolare, un’incertezza, talvolta divertita (Cosa ti sei messo in testa) talvolta più composta (Tuttodunpezzo scritto così) accomuna le illustrazioni che ben riflettono lo spaesamento dell’autore di fronte alle sue stesse creazioni che diventano così personaggi in cerca d’autore. Un autore che, secondo i canoni della migliore narratologia, è il lettore stesso, in questo caso l’osservatore che si diverte a far propri i personaggi in un gioco di luci e ombre derivanti in maniera diretta dall’indole di chi si pone di fronte all’immagine.

Eliana Forcignanò